Viene definito come welfare aziendale il complesso delle iniziative attuate dal datore di lavoro volte incrementare il benessere e la sicurezza sociale dei lavoratori e delle loro famiglie attraverso una diversa ripartizione della retribuzione.
In maniera semplicistica, è spesso affermato che la scelta di attuare piani di welfare aziendali è guidata da ragioni contributive, che rendono più conveniente l’offerta di soluzioni di welfare rispetto al riconoscimento di un aumento di stipendio in termini monetari. I contributi relativi alle retribuzioni dirette pesano sia sull’azienda che sull’importo netto che intasca il dipendente, al contrario, trasformare il valore equivalente in servizi di welfare aziendale mantiene uguale, o inferiore, il costo per il datore di lavoro e crea maggiori vantaggi al lavoratore. In genere, le misure di welfare a disposizione dei dipendenti riguardano servizi assicurativi nell’ambito di sanità, assistenza e famiglia, che puntano a compensare con servizi privati la carenza di risorse o di supporto pubblico in queste specifiche aree.
Migliori performance se il lavoratore è soddisfatto
Se l’attuazione di programmi aziendali a supporto della qualità della vita, sia lavorativa che privata, è pratica sempre più diffusa, la ragione non va ricercata solo nella pura volontà delle imprese di attivare forme diverse di retribuzione o nella convenienza finanziaria, si è notato infatti che l’offerta di servizi di welfare per i dipendenti ha un effetto positivo nel medio periodo sulle performance dell’azienda.
Pur non essendoci un diretto rapporto causa-effetto, una conferma delle potenzialità che l’adozione di piani di welfare può avere sulle performance aziendali arriva da un’analisi realizzata dal Cerved sulle piccole e medie imprese. Classificando le Pmi sulla base dei piani di welfare adottati, si è notato che le aziende che avevano messo in atto scelte più strutturate hanno incrementato nel triennio 2016-18 del 10,7% il fatturato per dipendente e aumentato del 17,8% il margine operativo lordo. Inoltre, è stato riscontrato che un piano di welfare aziendale che soddisfa i dipendenti contribuisce positivamente alla dinamica occupazionale, fidelizza le risorse e attrae nuovi talenti: nello stesso triennio, le Pmi con piani più strutturati hanno accresciuto la popolazione aziendale del 12,8%.
La ragione che motiva il nesso tra piani di welfare e buone performance aziendali è nell’impatto positivo sul clima aziendale, perché i lavoratori, più gratificati, vivono meglio la propria attività determinando un incremento della produttività. In tutti i casi, la base del successo di un piano di welfare è che sia tagliato su misura sulle specifiche esigenze dei lavoratori dell’impresa.
I programmi di welfare non sono tutti uguali
C’è poi un terzo aspetto, nuovo, che influisce sull’interesse delle imprese per le soluzioni di welfare aziendale: il Covid-19 ha aumentato l’attenzione verso il Duty of care, sia per venire incontro alla maggiore sensibilità sui temi della salute in generale sia per l’aumentato rischio di responsabilità verso i lavoratori. “Abbiamo assistito in questi mesi a un forte aumento di interesse verso le polizze vita puro rischio, con le quali i datori di lavoro hanno voluto offrire ai dipendenti una protezione concreta in risposta all’emergenza pandemica, mettendo al sicuro la situazione economica delle famiglie in caso di decesso del lavoratore”, conferma Enrico Guarnerio, ceo di Strategica Group. L’adozione di queste soluzioni di protezione ha aperto la strada anche alla sottoscrizione di ulteriori programmi assicurativi per i piani di welfare su temi quali i servizi sanitari integrativi, le polizze infortuni, le malattie gravi, le coperture Tcm. “L’aspetto fondamentale per un piano di welfare di successo è che sia tagliato su misura delle specifiche esigenze dei lavoratori dell’impresa”, spiega il Ceo di Strategica, “è necessario partire con una attenta analisi del profilo dei dipendenti, da avviarsi con un confronto con la direzione e i rappresentanti dei lavoratori, e con la definizione del budget che le aziende intendono destinare al progetto”. In base agli interessi emersi, Strategica elabora una sintesi propositiva delle istanze e ricerca sul mercato assicurativo le soluzioni più in linea con il budget stabilito e le esigenze espresse, senza rivolgersi a pacchetti precostituiti ma personalizzando al massimo l’offerta, in modo che corrisponda alle attese e sia quanto più ampiamente utilizzata dai lavoratori. Un progetto di welfare non è mai definitivo, anzi deve avere la flessibilità per modificarsi seguendo le nuove esigenze dei destinatari, che possono mutare con l’evoluzione della vita di ognuno o per le istanze che emergono dal sociale. Questo lavoro di revisione e adeguamento può essere accompagnato dall’incremento dell’offerta con nuovi servizi, in questo modo il piano di welfare evolve, si amplia e si struttura nel corso degli anni, in parallelo con la crescita del budget reso disponibile dall’azienda.